Pina e Orsola Rotondo 723 1024 Archivio Limone Lunare

Pina e Orsola Rotondo

responsabilità principali
Marcella Geraci (autrice)
Orsola Rotondo, (autrice)
Giuseppina Rotondo (autrice)

Info edizione
lingua: italiana
nazionalità: italiana

data e luogo di produzione
data di produzione: 25 febbraio 2016
luogo di produzione: Caltanissetta

descrizione fisica del materiale
copia di catalogazione

alta risoluzione
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completo
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tecnica mono

abstract
Pina e Orsola Rotondo illustrano le condizioni di lavoro delle ricamatrici a domicilio del comune di Santa Caterina Villarmosa (Cl) a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, sottolineando come esso si svolgesse senza alcuna contrattualizzazione e fosse sottopagato, il più delle volte al servizio di intermediari e non dei committenti stessi. Raccontano della nascita del movimento di protesta della ricamatrici nel 1971 e della costituzione della Lega delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa nel 1973, grazie al sostegno della federazione di Caltanissetta del Pci e della Cgil. Riferiscono degli obiettivi delle proteste e ripercorrono le principali lotte condotte dalle ricamatrici, tra le quali la battaglia per l’approvazione della legge n. 877/1973 sul lavoro a domicilio e la manifestazione per la Vertenza Sicilia (Palermo, giugno 1974). Raccontano inoltre della costituzione della cooperativa di ricamatrici “La rosa rossa” nel 1978, del contratto di lavoro ottenuto con l’azienda tessile Frette e delle motivazioni che condussero alla chiusura della cooperativa nel 1980, dettate principalmente dalla concorrenza, da contrasti interni alla cooperativa stessa, dalla diffidenza della comunità di Santa Caterina nei loro confronti e dal mancato sostegno da parte delle pubbliche amministrazioni.

Segmenti

descrizione fisica
inizio: 00:00:00
fine: 00:07:01

abstract
Pina e Orsola illustrano le motivazioni sottese alla scelta di diventare ricamatrici per molte donne di Santa Caterina Villarmosa e descrivono le condizioni di lavoro che vigevano sino all’inizio degli anni Settanta. In particolare, raccontano come le bambine imparassero a ricamare sin dall’età delle scuole elementari, per poi cominciare, già intorno agli undici anni, a prestare il loro lavoro al servizio di “intermediari” che agivano per conto dei committenti. Spiegano come il fatto di diventare ricamatrici sin dalla giovane età fosse il più delle volte dovuto all’impossibilità di poter frequentare le scuole secondarie di primo grado – a causa dell’assenza di strutture scolastiche a Santa Caterina e della mancanza di una disponibilità economica da parte dei genitori, tale da permettere alle figlie gli studi al di fuori del comune – e dunque dalla necessità di svolgere un lavoro. Descrivono inoltre le condizioni di lavoro delle ricamatrici, svolto individualmente nelle case, il più delle volte non retribuito o, nelle migliori delle ipotesi, pagato in nero mediamente cinquanta lire l’ora. Sottolineano infine come in quel periodo a Santa Caterina, e in generale nel Meridione di Italia, non fosse diffusa la cultura della cooperazione e le uniche occasioni di incontro e di confronto durante il lavoro avvenissero in estate, quando le donne si radunavano a lavorare in strada sull’uscio delle proprie abitazioni.

chiavi d’accesso
soggetti/argomenti: condizioni di lavoro delle ricamatrici; intermediari

descrizione fisica
inizio: 00:07:02
fine: 00:16:32

abstract
Pina e Orsola raccontano dell’incremento del lavoro di ricamo a domicilio a Santa Caterina e ripercorrono la nascita del movimento di rivendicazione portato avanti dalle ricamatrici, avvenuta nel 1971. Ricordano come intorno al 1970 il lavoro delle ricamatrici a Santa Caterina si fosse intensificato in seguito al trasferimento ad Agrigento, per motivi di lavoro, di alcune di loro: ciò fece sì che venisse conosciuta l’attività delle ricamatrici di Santa Caterina, non solo ad Agrigento, ma anche a Palermo e in diversi comuni siciliani, che cominciarono a commissionare lavori alle lavoratrici del luogo. Sottolineano come con l’incrementarsi del lavoro, le lavoratrici cominciarono ad avvertire l’esigenza di organizzarsi collettivamente per mobilitarsi contro lo sfruttamento lavorativo. Raccontano inoltre di essere state sostenute nell’organizzazione del movimento della Federazione di Caltanissetta del Pci e dalla Cgil, sottolineando al contempo come fossero state inizialmente osteggiate dalla stessa Sezione di Santa Caterina del Pci.

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Enti/istituzioni: Partito comunista italiano. Federazione provinciale, Caltanissetta; Partito comunista italiano. Sezione di Santa Caterina Villarmosa; Confederazione generale italiana del lavoro
persone: Papiccio, Pasquale; Petrantoni, Michele; Colajanni, Letizia Novella; Falci, Fiorella
luoghi: Agrigento; Palermo
soggetti/argomenti: incremento del lavoro a domicilio; movimento di protesta

descrizione fisica
inizio: 00:07:02
fine: 00:16:32

abstract
Pina e Orsola rievocano l’istituzione della Lega delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa che avvenne nel 1973. Si soffermano  sugli scopi principali della cooperativa tra cui quello di rivendicare un lavoro a domicilio regolamentato e pagato adeguatamente – ovvero 100 lire l’ora, più i contributi – e quello di richiedere una interazione lavorativa diretta con i committenti dei tessuti ricamati, senza il tramite degli intermediari. Sottolineano, a proposito dell’organizzazione di riunioni all’interno della Lega, come le donne che vi partecipassero venissero definite “donnacce” dalla comunità. Si soffermano sul ruolo del Pci e della Ggil, ricordando come alcuni militanti della Federazione di Caltanissetta del Pci e del sindacato fossero andati a Santa Caterina per offrire il loro sostegno per la costituzione del movimento e per l’organizzazione di attività e incontri. Ricordano inoltre il contributo di Letizia Colajanni per il movimento, considerata uno dei riferimenti principali per la Lega in virtù del suo impegno a favore della causa e della sua conoscenza delle leggi regionali.

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enti/istituzioni: Partito comunista italiano. Federazione provinciale, Caltanissetta; Confederazione generale italiana del lavoro;
persone: Della Rosa, Alessandra; Di Francesco, Concetta; Papiccio, Pasquale; Petrantoni, Michele; Arnone, Mario; Falci, Fiorella; Colajanni, Letizia Novella; Mafai, Simona;
luoghi: Partinico; Mirabella Imbaccari;
soggetti/argomenti: Lega delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa; gelsominaie;

descrizione fisica
inizio: 00:22:34
fine: 00:29:20

abstract
Pina e Orsola rievocano l’organizzazione della manifestazione “Vertenza Sicilia” (Palermo, giugno 1974), i risultati ottenuti e le conseguenze. Ricordano come le riunioni organizzative della manifestazioni fossero state osteggiate dal maresciallo dei carabinieri che minacciò di denunciarle. Raccontano della battaglia per l’approvazione della legge sul lavoro a domicilio (n. 877 del 18 dicembre 1973) e della denuncia presentata dalle ricamatrici di Santa Caterina nei confronti di intermediari e committenti accusati di sfruttamento del lavoro, che portò a una serrata contro le lavoratrici a domicilio e alla sospensione degli incarichi di lavoro. Sottolineano infine la battaglia, condotta con esito positivo dal Pci e dalla Cgil e avente tra i principali promotori Mario Arnone, per il conferimento di un indennizzo di 250.000 lire spettante a tutte le donne che fossero iscritte all’ufficio di collocamento con la qualifica di ricamatrice, per far fronte alla serrata nei loro confronti.

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enti/istituzioni: Partito comunista italiano. Federazione provinciale, Caltanissetta; Confederazione generale italiana del lavoro;
persone: La Marca, Salvatore; Crocetta, Salvatore; Figurelli, Michele; Geraci, Michele; Papiccio, Pasquale; Arnone, Mario; Augello, Giacomo; Traina, Calogero;
luoghi: Palermo;
soggetti/argomenti: Vertenza Sicilia; legge sul lavoro a domicilio; indennizzo per le ricamatrici di Santa Caterina;

descrizione fisica
inizio: 00:29:20
fine: 00:45:06

abstract
Pina e Orsola rievocano l’esperienza della costituzione, nel 1978, della cooperativa “La rosa rossa”, di cui fecero parte 36 ricamatrici, tra cui Orsola in qualità di presidente, Pina e Letizia Colajanni, e che aveva sede a Santa Caterina presso i locali della Cgil. Sottolineano in particolar modo le cause principali del fallimento di tale esperienza e citano, tra gli episodi più rilevanti, il contratto stipulato con l’azienda tessile Frette e conclusosi dopo circa un anno, principalmente a causa di anonimi che avrebbero sabotato il campionario preparato da loro e inviato all’azienda. Menzionano, quali ulteriori fattori di crisi, non solo la concorrenza con altri soggetti, che vendevano i ricami a prezzi inferiori, ma anche contrasti interni alla cooperativa stessa: raccontano come le donne della cooperativa non approvassero lo stipendio percepito da Orsola non solo perché non ricamava – in quanto presidente della cooperativa era infatti impegnata in viaggi e iniziative per ottenere contratti lavorativi per la cooperativa stessa -, ma anche perché sostenevano che in quanto iscritta al Pci non avrebbe dovuto svolgere la sua attività dietro compenso, ma come militanza. Raccontano infine della chiusura della cooperativa, avvenuta per problemi economici nel 1980, e riferiscono come tra coloro che aderirono al movimento non ci sia stata nessuna donna che abbia continuato a fare politica e come ormai a Santa Caterina siano poche le lavoratrici che si dedicano al ricamo come professione.

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enti/istituzioni: Cooperativa “La rosa rossa”; Partito comunista italiano. Federazione provinciale, Caltanissetta; Confederazione generale italiana del lavoro; Partito comunista italiano. Sezione di Santa Caterina Villarmosa; Assemblea regionale siciliana; Frette (azienda tessile);
persone: Terracini, Umberto;
soggetti/argomenti: cooperativa “La rosa rossa”; contratto con la Frette; anticomunismo;